|
quegli uomini nella
memoria... |
|
|
|
|
| |
|
Alcuni uomini hanno segnato la
storia recente e antica di Caronia, a partire dalla leggendaria
fondazione di Kàle Acte compiuta da Ducezio fino, in maniera meno
epica, ai nostri giorni.
Ad altri uomini ha dato
semplicemente i natali o ha dato dimora, anche per un breve periodo
ma sufficiente a lasciare un segno.
Molto spesso dimenticati o del
tutto sconosciuti alle nuove generazioni ma significativi per il
lustro e la storia della borgata marinara e per Caronia, pare
opportuno incamminarsi in una ricerca che possa indicare con
ragionevole certezza storica uomini e donne che hanno vissuto in
questi luoghi, che hanno calpestato questa terra e condiviso e
apprezzato odori, paesaggi, fragori e silenzi... |
| |
|
 |
|
 |
| |
|
|
|
|
Onorata
Società Operaia
"Uguaglianza" |
|
|
| |
| |
| |
| |
|
|
|
|
 |
|
|
Bar Ciccia - 1950 |
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
Ducezio Re
dei Siculi
Romanzo
Valentino Dardanoni |
 |
|
Nel V sec. a. C. la Sicilia era in
forte crescita, tanto da contrastare le mire espansionistiche della
Grecia. L’epoca dei tiranni di Siracusa era tramontata e la democrazia
si affermava sull’esempio di Atene.
È in questo clima socio-politico che
il nobile Ducezio, di Mineo, concepisce il suo disegno di respingere
l’invasione greca e di costruire lo Stato dei Siculi, indipendente e
sovrano, ma aperto alle influenze culturali di tutti i popoli del
Mediterraneo. In questo romanzo viene ricostruita la sua vicenda e la
sua biografia ideale, dagli iniziali successi politici e militari (presa
di Etna e Motion, fondazione di Paliké e Kalé Akté) fino al malinconico
epilogo che, per l’Autore, continua ancora ai nostri giorni: “Ducezio è
morto… La luce si spense nel paese dei Siculi. Per sempre”. Conoscere
Ducezio, il più grande condottiero dei Siculi, può restituire ai
Siciliani il riflesso di quell’orgoglio e uno stimolo a operare in modo
che la speranza continui a fiorire in questa terra martoriata da mille
mali.
Valentino Dardanoni è
nato a Palermo, dove vive e lavora. Ha già pubblicato alcune raccolte di
racconti e questo è il suo primo romanzo |
|
| |
|
Il condottiero siculo Ducezio,
fondatore di Kàle Acte |
|
|
Secondo alcuni studiosi originario di Nea
(attuale Noto), da altri ritenuto originario di Menai
(odierna Mineo), in contrasto con le fonti storiche che
attesterebbero essere questa città da lui stesso
fondata; da altri ancora di Novara di Sicilia; il
dibattito tra gli studiosi in merito alla sua patria non
è ancora del tutto esaurito.
Ducezio fu uomo abile e attivissimo, e
seppe sfruttare potentemente queste sue qualità a favore
della sua gente di cui era capo e alla quale riuscì ad
infondere sentimenti di alto patriottismo e di coscienza
sociale.
Prime imprese di Ducezio furono la
valorizzazione di Menai e la conquista di Morgantina.
Nei pressi di Menai, alle sponde di un laghetto, vi era
l’antico santuario dedicato agli dei
Palici,
figli di
Adranos,
e da lungo tempo in venerazione dai Siculi i quali
vedevano nel lago le acque sussultare come se
bollissero.
Vedi anche “I Misteri in Sicilia”.
Presso questo santuario Ducezio fondò la
città di
Palikè
(zona archeologica di
Rocchicella
presso Mineo-Palagonia) che doveva essere la capitale
dello stato, dominante la fertile piana di Mineo, la
quale avrebbe dato abbondanti risorse alla numerosa
popolazione.
Fondata questa città e avendola
circondata di mura, divise il territorio circostante in
appezzamenti uguali e li sorteggiò tra coloro che
vennero ad abitarvi. (Recenti studi sostengono che
Ducezio sia stato il fondatore dell’antica Trinacria).
Dopo quest’opera Ducezio, con il suo
numeroso esercito, si impadronì di Etna (cioè Catania) e
dopo questa conquista rivolse le sue mire verso l’agrigentino
e pose l’assedio a Motion. Contro di lui la città di
Agrigento chiese l’aiuto di Siracusa la quale inviò il
suo esercito. Ducezio lasciò parte dei suoi soldati
all’assedio di Motion e rivolse l’attacco contro i
Siracusani. Questi erano comandati da un certo Boleon e
da un certo Faillo. Ducezio riuscì a sconfiggerli e i
due comandanti dei Siracusani furono sottoposti a
processo e, risultati colpevoli, furono giustiziati.
La città di Motion fu espugnata nel 459
a. C. non passò però molto tempo che un nuovo, forte
esercito di Siracusa unito a quello di Agrigento,
assaltò quello di Ducezio. Nella cruenta battaglia che
ne seguì in località Nome i Siculi furono sconfitti;
molti morirono, altri fuggirono in alture ben difese,
tanto che gli avversari rinunziarono a inseguirli.
Ducezio venne fatto prigioniero e mandato in esilio a
Corinto.
Avendo perduto la guerra i Siculi
perdettero la Piana di Catania con Morgantina, Menai e
Inessa che passarono a Siracusa, mentre Motion fu
ripresa da Agrigento. I Siculi rimanevano indipendenti
nella parte settentrionale della Sicilia ovvero sulla
valle superiore del Simeto e sui Nebrodi. Ducezio, dopo
tre anni di esilio a Corinto, fuggì e fece ritorno in
Sicilia. Qui si diede a costruire una nuova città nella
parte settentrionale dell’Isola a cui diede il nome di
“Bella Spiaggia”, il che indica che tale era costruita
in riva la mare, odierna Caronia sul Tirreno. Fu la sua
ultima opera, poiché ammalatosi si spense di morte
naturale nell’anno 440 a. C..
(Tratto da Storia di Sicilia di
Antonino Iacono ed. Boemi) |
|
|
|
|
| |
|
alcune immagini di Ducezio |
| |
|
 |
|
|
|
 |
|
|
|
 |
| |
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
Cecilio di Calacte |
|
| |
Nato in Sicilia
nel 50 a.C.. Originariamente chiamato Arcagato, schiavo poi liberto,
autore di un Lessico, di lavori storici, di un’Ars retorica e di
altre opere retoriche in cui predica il ritorno dell’arte classica. |
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
San Benedetto il Moro |
|
| |
Sembra opportuno
approfondire e rivaluatare la presenza di San Benedetto il Moro nel
territorio di Caronia, presso il romitorio di Santa Domenica che lì
si ergeva e che gli diede conforto e ospitalità nei primi mesi di
eremitaggio del santo, poi trasferitosi sul Monte Pellegrino, a
Palermo. Ulteriore valido esempio di territorio votato alla
contemplazione metafisica, alla meditazione ascetica e, in genere,
alla riflessione introspettiva e all'incontro con Dio. |
|
Le notizie sono tratte da un pieghevole su San
Benedetto il Moro
Uomo senza Frontiere a cura de I Frati
Minori di Sicilia.
Altre notizie sul sito dei Frati
Minori di Sicilia |
|

|
|
visita il sito |
| |
| |
| |
|
|
Benedetto
nacque nel 1526 a San Fratello (ME) da genitori oriundi d’Etiopia,
schiavi di un certo Vincenzo Manasseri. Nel lavoro umile dei campi, il giovane Benedetto, maturò la sua
vocazione al servizio di Dio, alla libertà interiore. A vent’anni, dopo aver venduto ogni cosa, seguì Girolamo Lanza nel
vicino romitorio di Santa Domenica a Caronia. Poi nel bosco
della Mancusa sopra le colline di Giardinello. Esiste ancora in
quella zona il fabbricato dove S. Benedetto visse e nella Chiesa
Madre di Giardinello oggi c’è una bellissima vetrata in suo onore. Dopo diversi spostamenti da un romitorio all’altro, trovò finalmente
rifugio sul monte Pellegrino. Sin dal 1550, papa Giulio III aveva,
infatti, autorizzato un gruppo di frati a dar vita ad una comunità
francescana sul monte che sovrasta Palermo, conducendo come Santa
Rosalia una vita eremitica. Nel 1562 un decreto di Papa Pio IV,
ordinava agli eremiti di lasciare i romitori per entrare in qualcuno
degli Ordini religiosi. Benedetto, dopo lunga preghiera scelse i francescani di S. Maria di
Gesù, dove rimase fino alla sua morte nel 1589. Un giorno Benedetto pensò di costruirsi una piccola cella sulle alte
pendici del monte Grifone. Ivi trascorreva gran parte del giorno e
talora più giorni, attendendo all’esercizio dell’orazione e della
penitenza. Accanto alla cella, un albero di cipresso da lui
piantato, dopo quattro secoli, resiste ancora». Dall’alto del romitorio, una magnifica vista sulla città, sul mare e
su Monte Pellegrino, luogo amato e venerato dai cittadini
palermitani perché conserva le spoglie di S. Rosalia. Singolare posizione dei due Patroni della città: uno di fronte
all’altro…con in mezzo la città degli uomini. |
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
Aquila Filippo (Marina
di Caronia, 1896 - Palermo, 1986) |
|
| |
Dall’età di 4 anni e per tutta la vita
visse a Palermo. Vi frequentò il qualificato Istituto Vittorino da Feltre e, dopo, il Regio
Liceo Giuseppe Garibaldi, per laurearsi quindi nella Facoltà di
Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Dopo aver preso parte, a Messina, al Corso per i “Volontari di un Anno”,
dove è commilitone e si lega d’amicizia al Principe Giuseppe Tomasi di
Lampedusa, nel corso della Prima Guerra Mondiale, è inviato al fronte come
Ufficiale di Artiglieria di Complemento e vi parteciperà, per tutta la sua
durata, impegnandosi nei combattimenti sul Carso, sul Monte Tomba e sul
Monte Grappa e guadagnando una Croce di Guerra al V. M. Rientrato a Palermo intraprenderà l’attività professionale e sposerà Elena
Barocchiere, dalla quale avrà tre figli : due maschi ed una femmina. Poco prima dell’esplosione della Seconda Guerra Mondiale viene chiamato
ancora una volta alle Armi con il grado di Capitano, a Marsala, al comando
di un Gruppo di Artiglieria. Allo scoppio della Guerra verrà assegnato al
Comando del XII Corpo d’Armata, con le funzioni di Ufficiale addetto al
Generale Comandante. Durante il servizio ha ripetute occasioni d’incontro con il Principe
Ereditario Umberto di Savoia il quale gli dimostra stima e simpatia. Avvenuto lo sbarco delle Forze Alleate in Sicilia, nel 1943, viene inviato,
con il ruolo di Ufficiale Osservatore del Comando di Corpo d’Armata, sul
fronte di Gela e si trova impegnato nei furiosi combattimenti che ebbero
luogo in quel settore, distinguendosi ed ottenendo la proposta di
concessione di una Medaglia d’Argento al V. M. - sul campo - che, a seguito
del volgere sfavorevole degli eventi militari, non gli fu mai consegnata e
che, a guerra finita, inspiegabilmente, fu commutata in un Encomio Solenne. Tuttavia, perverrà al grado di Colonnello, non comune livello per un
Ufficiale di Complemento. Lasciata la Sicilia, al seguito del XII Corpo d’Armata, ha sempre più
frequenti occasioni di incontri con Umberto di Savoia, prima Luogotenente
del Regno e poi Sovrano, e ne guadagna sempre di più la considerazione sino
a divenire l’uomo di fiducia di Casa Savoia per il Meridione d’Italia. Ciò sino al giorno del Referendum Istituzionale, momento in cui intercorse
una drammatica, nobile e significativa telefonata con il Re Umberto II, che
gli rese noto il proposito di lasciare immediatamente l’Italia. Filippo Aquila, caduta la Casa Savoia alla quale da sempre era stato fedele,
non volle mai accettare incarichi politici o di qualunque altro genere, e si
dedicò, per il resto della sua lunga vita, alla famiglia ed al lavoro.
(dall'archivio biografico del Comune di Palermo)
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
Ruggero
Orlando |
|
|
 |
Ruggero Orlando, uomo distinto e di personalità
forte, figlio dell’illustre concittadino Luciano Orlando, fu storico
corrispondente da New York per la RAI, a cui la nostra
amministrazione ha conferito, poco prima della sua scomparsa
avvenuta il 18 Aprile 1994, la cittadinanza onoraria. A lui si riconosce di aver provveduto alla sistemazione della
sezione per le tombe gentilizie, onde evitare che qualche famiglia
ragguardevole si trovasse nel duro caso di dover deporre gli ultimi
avanzi dei suoi cari nelle fosse comuni (siamo nel 1881).
|
 |
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
Ugo Zingales |
|
| |
Poeta
nell’animo e nella sua prosa di valido scrittore, da tempo in prima
linea nella difesa dei valori puri della poesia e dell’arte. E’ nato nel 1926 a Santo Stefano di Camastra (Messina). Si occupa dal 1946 di giornalismo. Nel 1950 fonda e dirige il
“Cinema educativo popolare”. Negli anni successivi realizza alcuni
documentari didattici e assume la regia di lavori teatrali. Nel ’53
fonda e dirige il bollettino d’informazione “Rinnovamento”.
Dirigente sindacale, scrive per oltre quindici anni, per conto di
giornali e periodici sindacali, articoli e servizi su problemi del
lavoro in Sicilia, con particolare riferimento ai settori
agricoltura, industria e pesca. Dal 1960 si dedica al settore
culturale, promuovendo premi e concorsi artistici e letterari.
Eletto nel ’65 presidente dell’Associazione siciliana per le Lettere
e le Arti (ASLA), fonda la rivista “Quaderni dell’ASLA” e cinque collane editoriali. Nel ’67 istituisce
il Premio nazionale “Città di Palermo” per la poesia, fonda a
Palermo la prima edizione “Mostra nazionale d’Arte figurativa”
successivamente a carattere internazionale, fonda altresì il
“Concorso nazionale di Poesia dialettale siciliana”. Dà vita, nel
1972, ad un Corso di avviamento teatrale di Dizione e Fonetica; nel
1973 istituisce il Premio nazionale femminile di poesia “Euridice” e
nel 1975 fonda a Palermo la prima “Scuola di Danza classica dell’ASLA”
e corsi di studio e ricerca. Istituisce nel 1983 il Premio nazionale
per Opere teatrali inedite in lingua italiana e in dialetto
siciliano. E’ componente di giurie nazionali ed internazionali
d’arte figurativa, narrativa e poesia. E’ membro di organismi
culturali italiani e stranieri, collabora con giornali e riviste. La generosità lo ha sempre contraddistinto e di fatti dal 1992 ha
donato circa 20.000 volumi a biblioteche di tutta la Sicilia, tra
cui quella di Caronia. Cultore d’arte figurativa, ha donato oltre
200 opere di artisti italiani e stranieri per l’istituzione di nuove
gallerie e pinacoteche comunali d’arte contemporanea in alcuni
comuni della Sicilia a beneficio della collettività, tra questi
anche il comune di Caronia. Ugo Zingales è cittadino di Caronia d’adozione, paesino che gli è
tanto caro e carico di ricordi per avervi trascorso il periodo
giovanile. Accademico, editore, giornalista, pubblicista, sindacalista ha
partecipato con i braccianti agricoli negli anni 1947-1950 alle
lotte contadine per il riscatto delle terre incolte dei Nebrodi e
per l’approvazione della legge di riforma agraria in Sicilia.
Funzionario dell’ E.S.A. (Ente sviluppo agricolo) dal 1955 al 1991.
Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|