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Nel cuore della frazione Marina, nel centro
della pittoresca insenatura, nel quartiere denominato per l'appunto
" Nunziatedda " è ubicata la chiesetta della S.S. Annunziata,
patrona della comunità che vi abita. Al visitatore appare oggi una
costruzione non proprio antica e di scarso interesse architettonico
e storico in quanto nell'immediato periodo seguente
l'ultima guerra mondiale, sul luogo dove fu abbattuta l'antica costruzione, venne
edificata, con i necessari ampliamenti, l'attuale chiesetta
pur sempre espressione di
grandissimo culto e devozione da parte dei pescatori del piccolo
borgo marinaro.
Le sue origini si collocano nella seconda
metà del XII secolo allorquando si racconta che la regina Costanza
d'Altavilla, madre del futuro
imperatore Federico II, scampata miracolosamente ad un naufragio
nei pressi della costa calactina, vi approdò salva e per ringraziare
la Madonna commissionò la realizzazione della piccola chiesetta
a Lei intitolata .
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Alla scuola dei
suoi genitori, cattolici, molto pii e caritatevoli, Benedetto
crebbe adorno di virtù, e fin dall’infanzia fece presagire
quello che sarebbe stato da grande.
I biografi descrivono la sua fanciullezza aliena dai giuochi
puerili; attendeva molto alla pietà; il suo cuore era ardente di
amore verso Dio e la sua Madre Santissima.
Giunto all’età della ragione cominciò a recarsi alla S. Messa,
riceveva frequentemente la SS. Eucaristia, ascoltava le
istruzioni dei sacerdoti del paese, apprese ad amare Dio a fare
del bene al prossimo.
Fin da ragazzo aveva grande devozione verso Gesù Crocifisso,
meditava sulla passione del Figlio di Dio e si mortificava con
digiuni e cilizi.
Benedetto era fortemente attratto dalla preghiera e spesso lo si
trovava rapito in contemplazione ed estasi.
Il suo desiderio era di consacrarsi al servizio del Signore Gesù.
Presto fu esaudito. Vicino San Fratello vi era un santo eremita,
si chiamava Girolamo Lanza, uomo nobile e ricco. Aveva lasciato
famiglia e ricchezze per consacrarsi al Signore. Viveva
nell’eremo di Santa Domenica, vicino a san Fratello.
Un giorno incontrando Benedetto lo invitò dicendogli; “Benedetto
cosa fai? Vendi i buoi e vieni”.
Benedetto aveva 21 anni, in quell’invito sentì la voce di Gesù
che lo chiamava. Comunicò ai suoi genitori la sua decisione,
vendette i buoi, distribuì il denaro ai poveri e andò dal servo
di Dio Girolamo Lanza. I genitori si rammaricarono, ma non
ostacolarono la vocazione del figlio e lo lasciarono andare.
A circa ventanni l’incontro con un eremita francescano, di nome
Girolamo Lanza segnò una svolta nella sua esistenza. Benedetto
si unì a lui per condurre nella solitudine una vita di preghiera
e di austerità nell’eremo di Santa Domenica nei pressi di
Caronia alla ricerca del volto di Dio e della sua intimità
nell’ascolto della sua voce.
La vita eremitica, nel 1550, era stata permessa dal Papa Giulio
III, i religiosi che l’abbracciavano, oltre alla regola di S.
Francesco d’Assisi dovevano osservare un quarto voto, cioè di
condurre una vita quaresimale, digiunando tre volte la settimana
e vivendo in solitudine e in preghiera.
Benedetto in quel genere di vita crebbe talmente in grazia e
perfezione, da superare tutti gli altri del medesimo romitorio.
Osservava il digiuno in modo così rigido da mangiare solo pane
ed erbe, una volta al giorno, quanto era necessario per
sopravvivere.
Macerava il suo corpo con cruente flagellazioni e asprissimi
cilizi; dormiva sulla nuda terra per breve tempo; i suoi giorni
e tutte le notti passava in continua contemplazione e preghiera.
Il profumo delle sue virtù non poteva più nascondersi, e i
cittadini di Baronia, di Santa Domenica e della stessa San
Fratello accorrevano al romitorio dove questi santi religiosi
trascorrevano la vita in penitenza; ma andavano soprattutto da
Benedetto che tra loro si distingueva.
A lui i fedeli ricorrevano per raccomandarsi alle sue preghiere,
che non solo venivano esaudite, ma spesso erano accompagnate da
veri e propri miracoli.
Presto si aggiunsero ai due eremiti altri giovani desiderosi di
condividere la loro esperienza. Il gruppo, per la vita che
conduceva, divenne popolare al punto che fu costretto a cambiare
luogo, non potendo più compiere le loro discipline in
tranquillità.spostandosi da Caronia alla valle del Platani nell’agrigentino,
alla Mancusa tra Carini e Partinico e quindi a Marineo in
provincia di Palermo e finalmente sul monte Pellegrino già caro
a santa Rosalia. Frattanto Benedetto era divenuto capo del
gruppo di eremiti.
Infatti, alla morte del pio eremita Girolamo Lanza, tutti gli
eremiti decisero che solo Benedetto era degno di essere eletto
Superiore. Malgrado Benedetto cercasse di evitare tale incarico,
adducendo la ragione che era analfabeta e peccatore, tuttavia i
confratelli eremiti con insistenza lo costrinsero ad accettare.
Dopo 17 anni di vita eremitica, durante i quali si era distinto
per pietà, rigore, disciplina e santità, una lettera del
Cardinale Rodolfo del Carpio, Protettore dell’Ordine dei Frati
Minori, comandava che tutti gli eremiti dovevano ritirarsi in un
Ordine Francescano, o dai Frati Minori o dai Frati Cappuccini.
Pertanto venivano dispensati dal quarto voto quadragesimale e
potevano essere accolti nell’ordine prescelto come veri e propri
religiosi.
Tutti gli eremiti ubbidirono e Benedetto aveva in animo di
entrare nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Riflettendo però volle raccogliersi in preghiera per chiedere
alla Vergine Santa quale decisione doveva prendere. Si recò alla
cattedrale di Palermo e dinanzi all’altare della Madonna pregò a
lungo. La Vergine Santa, con un triplice segno, gli manifestò
che volontà del suo Figlio Divino era quella d’entrare
nell’Ordine dei Frati Minori. |